Music Power


Recensione “Spirit”
Gennaio 27, 2008, 1:00 am
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Leona Lewis Spirit


Come già detto in precendenza Leona Lewis è la vincitrice della scorsa edizione di X-Factor, famoso reality britannico molto simile ad American Idol in procinto di arrivare anche in Italia. Fin dalla sua partecipazione sono sempre state profuse tantissime buone parole nei confronti di questa giovane ragazza di 22 anni, dotata di un mezzo vocale tale da essere paragonata a Mariah Carey.
Come sappiamo tutti però un conto è essere in grado di cantare canzoni di altri, un altro è riuscire a trovare una propria identità e avviare una  carriera. Per fare questo Leona è stata prodotta da un tandem formato da Simon Cowell (giudice di X-Factor e anche produttore discografico) e Clive Davis, due nomi piuttosto noti nell’ambiente.
Dopo quasi un anno dalla vittoria della bella cantante ecco rilasciato anche nel nostro paese il suo album di debutto, intitolato Spirit, contenente tredici tracce composte da alcuni tra i più famosi songwriter moderni di pop-rock.
Parto levando qualsiasi dubbio a chi ne avesse: questa ragazza ha classe e talento da vendere, ma è evidente che comunque pecchi di esperienza ed abbia ancora bisogno di tempo per dimostrare veramente di cosa sia capace.
L’album scorre via molto piacevolmente, la durata non è eccessiva (meno di un’ora, il che al giorno d’oggi è raro) e i momenti di stanca sono pochi. Va segnalata però la presenza eccessiva di mid-tempo (la quasi totalità dei brani) affiancati da un paio di ballads ma da nessun pezzo veramente grintoso sulla scia di una Someday o Emotions di Mariah Carey. 
I testi non riservano grosse sorprese, seguono il consueto copione “storia che va bene/storia che va male” dell’r&b moderno, cadendo certe volte in rime o passaggi fin troppo abusati. La produzione ha il pregio di mantenersi su una linea modesta che possa supportare la bellissima voce di Leona senza assolutamente sovrastarla, il che per me è un grandissimo merito in un mercato pieno di canzoni “a là Timbaland” con arrangiamenti completamente elettronici e “troppo pieni” (passatemi il termine, non saprei come rendere bene l’idea!) che si assomigliano un po’ tutti quanti.
La prova vocale è di alto livello, considerando che siamo alla prima prova e che da qui in poi, si spera, potrà solo migliorare con l’esperienza! L’unica cosa che posso dire è che forse tende a tenere sempre un certo registro senza variare troppo e che raramente si addentra sul terreno delle note basse, ma c’è da dire che non si ha mai l’impressione che esageri con svisamenti vari e “numeri” vocali.
Per quel che riguarda le canzoni sono da segnalare Bleeding Love, composta da Jesse McCartney e ormai stra-conosciuta da tutti, Homeless, una ballata molto toccante contornata da un buon arrangiamento,  Take a Bow, decisamente candidata a prossimo singolo, e la conclusiva Footprints in the Sand.
In conclusione una bellissima novità (in tutti i sensi, dato che Leona è anche una bellissima ragazza!) che non apporta innovazioni al genere ma che di sicuro regala al mercato un buon album, sperando che non venga abbandonata anche lei nel mercato “usa e getta” della musica moderna.
 
Voto: 7/10 
 

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